Descrizione estesa
Sono arrivati con il loro allegro vociare ma appena abbiamo cominciato a parlare di pace è calato il silenzio.
Tante le domande ma una è tornata più volte, con parole diverse: perché la pace è così difficile da raggiungere? Perché la guerra continua a esistere, nonostante tutti dicano di volere il contrario?
Non è facile rispondere a queste domande.
Eppure la risposta, oggi, l'hanno trovata da soli. Hanno capito — meglio di tanti esperti — che la guerra non guarda in faccia nessuno: colpisce il bambino che va a scuola, la madre che fa la spesa, il padre che torna dal lavoro. Colpisce i sogni cancellandoli del tutto.
E la pace è difficile proprio per questo: perché è un lavoro quotidiano, silenzioso che non fa notizia come un bombardamento. Ma è l'unica cosa che permette a ciascuno di noi e a ciascuno di questi ragazzi di continuare a immaginare un futuro.
Oggi abbiamo visto negli occhi di quelle ragazze e di quei ragazzi la stessa scintilla che la nostra Costituzione ha impresso nell'art. 11: il ripudio della guerra non come auspicio, ma come scelta. E abbiamo pensato che se riusciamo a proteggere quella scintilla, forse un futuro di pace non è un'illusione.
Grazie ai docenti che hanno accompagnato le scolaresche, grazie ai rappresentanti delle confessioni religiose che si sono messi in ascolto e soprattutto grazie a loro: i ragazzi che oggi ci hanno insegnato più di quanto potessimo insegnare noi.
L’Amministrazione comunale.